Piano Europeo per la decarbonizzazione e la sostenibilità

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Piano Europeo per la decarbonizzazione e la sostenibilità


In vista del Green Deal, la strategia dell’Europa per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050, parte dall’elaborazione recente di un piano che integra una serie di politiche a medio e lungo termine, progettate per rendere l’Europa un leader climatico globale, sostenere la transizione per le regioni che dipendono dai combustibili fossili e rilanciare gli investimenti e la competitività.

Se l’Europa vede l’idrogeno come una delle massime priorità nella sua transizione energetica, le rinnovabili rappresentano “l’opzione più compatibile con l’obiettivo di neutralità climatica dell’UE a lungo termine”, poiché prodotte utilizzando principalmente energia eolica e solare!

Si mira, pertanto, alla cattura, allo stoccaggio e all’utilizzo del carbonio nell’ottica di una oggettiva impossibilità di eliminare definitivamente le emissioni di CO2 e la constatazione di una difficile, se non addirittura impraticabile produzione di idrogeno verde, in quantità tale da sostituire integralmente le vecchie fonti energetiche. L’idrogeno rappresenterà un sistema energetico integrato.

Tuttavia, poiché politiche climatiche rigorose sulla riduzione delle emissioni di carbonio possono causare un aumento significativo dei prezzi del carbonio, si propone un meccanismo di regolazione delle frontiere del carbonio (CBAM carbon border adjustment mechanism) per settori selezionati, per ridurre il rischio di rilocalizzazione, qualora persistano differenze nei livelli di impegno da parte delle nazioni non UE. Questo meccanismo potrebbe utilizzare diverse soluzioni, come per esempio:

  • una carbon tax su prodotti selezionati applicabile sia ai prodotti importati che a quelli prodotti internamente;
  • un nuovo dazio doganale sul carbonio o una tassa sulle importazioni; o
  • l’estensione dell’EU Emissions Trading Scheme (EU ETS: sistema “cap and trade”, che funziona limitando le emissioni complessive di gas serra di tutti i partecipanti al sistema) alle importazioni.

Energia rinnovabile offshore

L’Europa ha un notevole potenziale di energia rinnovabile offshore (oltre 250 gigawatt GW, di vento offshore installato, previsto entro il 2050) e copre il Mare del Nord, il Mar Baltico, il Mar Nero, il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico. In particolare, l’energia rinnovabile offshore può essere utilizzata per produrre idrogeno verde tramite elettrolizzatori in modo completo, integrato ed efficiente, in termini di costi. Inoltre, l’idrogeno può essere utilizzato per facilitare lo stoccaggio a lungo termine di risorse altrimenti rinnovabili.

È previsto un Piano di Azione per l’economia circolare che riduca la dipendenza dell’Europa da materie prime estranee e che si serva di riciclo e riutilizzo di materie interne, al fine di sventare il fabbisogno di materie prime primarie, che l’Unione Europea, a oggi, è costretta ad importare da fuori.

Vanno considerate diverse circostanze, quali, ad esempio, che l’idrogeno rappresenta meno del 2% del consumo energetico europeo ed è ancora largamente prodotto da combustibili fossili, visto che la conversione dell’elettricità rinnovabile in idrogeno non è attualmente efficiente quanto il consumo diretto di elettricità rinnovabile; o, anche, che esistono barriere come la mancanza di produzione, infrastrutture, costi elevati e bassa efficienza che ostacolano lo sviluppo di un ecosistema dell’idrogeno.

Idrogeno verde e blu

È per questo che la Commissione riconosce che sono necessarie altre forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio, come l’idrogeno blu a breve e medio termine, principalmente per ridurre rapidamente le emissioni dei grigi esistenti attraverso una procedura che passi attraverso:

  • Fase 1 (2020-2024): decarbonizzazione della produzione di idrogeno esistente. Ciò si traduce nell’installazione di almeno 6 GW di elettrolizzatori di idrogeno verde, la produzione fino a 1 milione di tonnellate di idrogeno verde e il retrofit degli impianti di produzione di idrogeno esistenti, con tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, attraverso la creazione anche di un solido impianto normativo.
  • Fase 2 (2025-2030); uso dell’idrogeno esteso a nuove applicazioni industriali, tra cui la produzione di acciaio, camion, ferrovie e alcuni trasporti marittimi. La Strategia per l’idrogeno prevede l’installazione di almeno 40 GW di elettrolizzatori a idrogeno verde entro il 2030 e la produzione di fino a 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde nell’Unione Europea. L’obiettivo finale di questo periodo è lo sviluppo di grandi infrastrutture logistiche e del commercio internazionale.
  • Fase 3 (2030-2050): creazione di un ecosistema dell’idrogeno maturo e competitivo in termini di costi. In questa fase, le tecnologie dell’idrogeno verde dovrebbero essere impiegate su larga scala per raggiungere i settori difficili, compresi quelli che hanno maggiori difficoltà a decarbonizzare (aviazione navigazione).

La Commissione Europea ha quindi pianificato una serie di iniziative, quali la creazione della European Clean Hydrogen Alliance (Alliance), partenariato pubblico-privato che mira a contribuire alla diffusione di idrogeno verde e a basse emissioni di carbonio in termini di offerta, domanda e distribuzione; e costruire progetti di investimento fattibili, lungo la catena del valore dell’idrogeno.

Attualmente, i costi dell’idrogeno fossile sono stimati intorno a 1,5 € al kg, mentre i costi dell’idrogeno verde variano tra 2,5 e 5,5 € al kg. In effetti, i costi per l’idrogeno verde stanno rapidamente diminuendo. I costi dell’elettrolizzatore sono già stati ridotti del 60% negli ultimi 10 anni e si prevede che diminuiranno da 900 €/KW a 450 €/KW o meno, nel periodo successivo al 2030 e a 180 €/KW dopo il 2040.

Per aumentare la produzione di idrogeno verde e blu, la Strategia sull’idrogeno prevede un sistema di gare d’appalto di contratti per differenza di carbonio (CCfD – carbon contracts for difference) che forniscono aiuti agli investimenti o al funzionamento. I contratti di carbonio per differenza pagherebbero ai progetti di idrogeno la differenza tra il prezzo di un permesso di carbonio dell’UE e il costo effettivo di riduzione della CO2. La Commissione indica, altresì, che una eventuale miscelazione dell’idrogeno nei gasdotti in una percentuale limitata potrebbe sì consentire la produzione decentralizzata di idrogeno verde nelle reti locali in una fase di transizione, tuttavia, potrebbe anche diminuire il valore dell’idrogeno e causare una differenziazione della qualità del gas, nel mercato interno europeo del gas naturale.

Cooperazione internazionale

La Commissione sottolinea che la “diplomazia dell’idrogeno” è una priorità assoluta della sua agenda di politica energetica esterna. La cooperazione dovrebbe concentrarsi su ricerca e innovazione, politica di regolamentazione, investimenti diretti e commercio equo nel settore dell’idrogeno. L’Unione europea potrebbe anche beneficiare di una maggiore collaborazione sull’idrogeno con i suoi partner internazionali, tra cui l’Ucraina, l’Unione africana, i Balcani occidentali e i paesi vicini del Mediterraneo, partendo anche e soprattutto dal rivedere la direttiva sulla tassazione dell’energia prevista per il 2021, con differenziazioni fiscali e aliquote minime di accise.

Riproduzione Riservata
Avv. Raffaella Aghemo

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